IMU
20 febbraio 2015

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Roma: l’impegno di Coldiretti nella vicenda IMU agricola

Ormai entrata a far parte delle battaglie più combattute di Coldiretti, quella dell'IMU è una partita, che va vista e raccontata sin dall'inizio. Nasce nell'aprile 2014 quando il governo elabora una manovra da 10 miliardi di euro e all'agricoltura viene chiesto di contribuire con 350 milioni reperiti attraverso una imposta, l'IMU, che toccava tutti i proprietari terrieri. In pianura si pagava già, la montagna era esente, c'era tutta la fascia intermedia da gestire e in quel periodo nessun sindaco, non l'ANCI, nessuno se non Coldiretti ha parlato chiedendo a gran voce la tutela dell'azienda agricola professionale con l'esenzione sulle aree parzialmente svantaggiate e con la riduzione nelle aree pianeggianti. All'uscita del famigerato decreto delle altimetrie, Coldiretti è nuovamente intervenuta riuscendo a bloccarlo, e riportando come criterio l'unico parametro oggettivamente disponibile ovvero quello della classificazione Istat. Forse si poteva fare di più in quel momento ma è stato sicuramente il modo meno invasivo, per le vere imprese agricole, di contribuire al bene del Paese, con esenzione totale per 3456 comuni (prima erano 1498) e parziale per 655. E come sempre dalla parte delle imprese, Coldiretti a dicembre plaudiva al primo segnale di apertura da parte del governo accogliendo con favore il rinvio del pagamento dell’Imu agricola e l’avvio dei lavori per la determinazione di un criterio che definisse in modo puntuale la differenza tra l’imposta a favore dei coltivatori diretti e quella degli imprenditori, rivedendone quindi i criteri applicativi.
“Era necessario un intervento del governo in tal senso a margine della scadenza ormai imminente del 16 dicembre - affermava Gabriel Battistelli, direttore della Federazione Coldiretti di Roma – in quanto la scelta di far pagare l’Imu sui terreni avendo come riferimento l’altitudine rispetto alla sede del Comune avrebbe creato delle irragionevoli differenziazioni nella tassazione”.
Nei giorni precedenti questi fatti era stata Coldiretti a lanciare un allarme in quanto l’attuazione del pagamento così come predisposto in precedenza violava il principio della collaborazione sancito dallo Statuto del Contribuente.
Il vero problema rimaneva di fondo e di equità contributiva: gli imprenditori agricoli avevano bisogno di un segnale tangibile e allo stesso tempo coraggioso di attenzione. Alle amministrazioni comunali Coldiretti chiedeva di esonerare dal versamento dell’Imu sui terreni agricoli e sui beni strumentali chi di agricoltura vive e lavora con grande sacrificio e abnegazione, svolgendo un’attività da cui trae beneficio indiretto l’intero territorio indipendentemente dalle altimetrie o dalle classificazioni ISTAT. L'imposizione, su un bene strumentale all'attività agricola quale è il terreno, appariva e appare tutt’oggi iniqua e fortemente penalizzante per quelle imprese che hanno, tra l’altro, il grande merito di operare in aree a volte difficili, concorrendo a mantenere lavoro ed occupazione, e svolgendo un ruolo determinante per la difesa permanente del territorio, contrastando il pericolo, sempre presente, di dissesto.
Si attendevano e ancora oggi si attendono le prossime puntate mentre tanti si chiedono dove prendere i soldi per saldare l’Imu visto che spesso non si tratta di cifre trascurabili, con la beffa di dover pagare anche in zone danneggiate da calamità, in aree di esondazione dei fiumi dove accanto al danno si rischia l’ulteriore aggravio di pagare senza riuscire a fare il raccolto. Le speranze degli agricoltori sono riposte sul governo perché intervenga per mettere ordine in questo caos, ricordando che c'è anche il tema degli affitti, quello degli agricoltori pensionati con 500 euro al mese che hanno ceduto i terreni in affitto gratuito a un figlio coltivatore diretto o quelli che ancora coltivano piccoli appezzamenti fornendo un servizio alla comunità. Per loro il moltiplicatore - che serve per determinare la base imponibile su cui calcolare l'IMU cresce da 75 a 135 portando la tassazione a livelli davvero insostenibili.
La puntata successiva era stata fissata per il 18 febbraio dove il Tar del Lazio doveva pronunciarsi in merito all’Imu agricola e in contemporanea cresceva l’attesa per i 53 Comuni della provincia di Roma che fino ad oggi si son trovati costretti a fare i conti con questa annosa questione mentre nel frattempo si è aperto in questi giorni uno spiraglio grazie all’avvio di un’interlocuzione del governo, dimostratosi disponibile in prossimità dell’inizio dell’esame degli emendamenti al dl sull’esenzione IMU
La sentenza del Tar, rinviata adesso per i prossimi giorni a seguito di questa apertura da parte del governo, nasce dall’esigenza ormai non più procrastinabile di dare delle linee guida che superino la confusione generata dal Dm del 28 novembre 2014 e dalle successive modifiche introdotte con il Dl 4/15 che superando il criterio dell’altitudine lascia attualmente spazio alla ormai famigerata classificazione Istat che ripartisce i Comuni in montani (totalmente esenti dall’IMU agricola), parzialmente montani (in tale casistica è prevista l’esenzione per coltivatori diretti e IAP) e non montani ( non sono previste esenzioni per nessuna categoria).
Superata ormai inoltre la scadenza ultima del 10 febbraio 2015 per il pagamento concernente l’anno 2014 e con l’attenuante emessa con circolare 1/E dell'Agenzia delle Entrate che ha sospeso more ed interessi per questa tassa, rimangono ancora diversi punti da sciogliere nel maremagnum del fenomeno Imu.
In attesa di ciò che deciderà il Tar in virtù dei ricorsi avviati nelle scorse settimane, Coldiretti lancia in questi giorni un ulteriore appello ai Sindaci in cui chiede la riduzione al minimo dell’aliquota da applicare su tutti i terreni agricoli che insistono in quei Comuni interessati dall’Imu, ribadendo con ferma decisione di evitare l’applicazione di sanzioni nel caso di mancato pagamento per rispettare quello che è lo Statuto del Contribuente.
Ciò che al momento è certo è che il tributo risulta iniquo perché colpisce esclusivamente chi non trae redditi dal piccolo appezzamento di terra coltivato prevalentemente per l’autoconsumo, oppure ne trae talmente poco che verrà del tutto intaccato dall’Imu.
Sperando che venga messo un punto alle lungaggini farraginose si attende con fiducia la sentenza del Tar.
Coldiretti attende di sapere cosa succederà, c’è sempre spazio per ulteriori mobilitazioni … qualora si rendesse necessario!!

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