NO ALL’IMPIANTO A PIEDIMONTE
14 gennaio 2013

NO ALL’IMPIANTO A PIEDIMONTE

  

 
Coldiretti Frosinone scende in campo in relazione all’impianto di produzione di ammendanti per l’agricoltura da frazione organica differenziata ubicato nel comune di Piedimonte San Germano. Con una nota, infatti, il presidente della sede provinciale Vinicio Savone, ha interessato della problematica, che sta tenendo banco nell’importante area agricola, al Presidente della Giunta Regionale del Lazio, On. Renata Polverini, all’Assessore Enti locali e sicurezza, ambiente e sviluppo sostenibile, politiche dei rifiuti, On. Giuseppe Emanuele Cangemi  e all’Assessore allo Sviluppo Economico ed Agricoltura, On. Pietro Di Paolantonio. “Siamo intervenuti dopo diverse segnalazioni della nostra base associativa e abbiamo chiesto di non concedere questa autorizzazione – spiega Paolo De Cesare, direttore della Coldiretti ciociara - L’area circostante l’impianto – ha aggiunto il dirigente di Coldiretti -  è localizzata in una zona a forte vocazione agricola, con presenza di coltivazioni miste e numerose aziende di allevamento zootecnico, che esprimono produzioni di elevata qualità”.
“Apprendiamo circa la richiesta di verifica di assoggettabilità alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale presentata dalla società Ares Ambiente srl per l’impianto– esordisce la missiva che è stata inviata per conoscenza anche al Sindaco del comune di Piedimonte San Germano, Domenico Iacovella e al Presidente della Coldiretti del Lazio. Il progetto prevede che all’interno dell’impianto si effettui il trattamento di rifiuti riconducibili  alle tipologie F.O.R.S.U. - Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani – provenienti da raccolta differenziata e Scarti di potature del verde pubblico e privato, residui ligneo - cellulosici. L’impianto ha una potenzialità di 40.000 ton/anno, pari a circa 128 ton/giorno, di cui 35.000 ton di origine F.O.R.S.U.. Si consideri che nei comuni limitrofi di Castrocielo e Colfelice sono già attivi due impianti di compostaggio con capacità autorizzata rispettivamente di 9.000 ton/anno e 15.000 ton/anno, per cui appare senz’altro impropria la realizzazione di un ulteriore impianto, con capacità produttiva ancora maggiore, a poca distanza dagli impianti già esistenti. Si consideri anche che l’impianto produrrà acque di processo, percolati, scarti derivanti dalle operazioni di lavorazione dei rifiuti, rifiuti non processabili, rifiuti derivanti dalle operazioni di manutenzione ordinaria, per cui eventuali rotture, disservizi o malfunzionamenti degli impianti potrebbero determinare pericolosissimi problemi di inquinamento ambientale e del sottosuolo, potenzialmente ancor più dannosi in considerazione delle caratteristiche di permeabilità del terreno e della vicinanza a sorgenti e corsi d’acqua. Inoltre, inevitabilmente aumenterà il traffico veicolare nella zona e, considerando che si tratta di zona rurale con viabilità secondaria, ciò causerà senz’altro disguidi alla circolazione e ai residenti. In tal senso, i dati forniti dalla società proponente in merito all’aumento del traffico appaiono fin troppo ottimistici, considerando che i rifiuti di scarto dovranno poi essere smaltiti presso impianti terzi. Anche lo stoccaggio e i tempi di smaltimento dei suddetti rifiuti determinano motivi di forte attenzione, soprattutto in relazione alle eventuali emissioni odorose derivanti sia dai rifiuti in trattamento sia dai rifiuti di scarto.
Sono molteplici, pertanto, i possibili effetti critici ambientali dell’impianto: inquinamento atmosferico, inquinamento del sottosuolo, inquinamento sonoro, inquinamento da traffico veicolare. L’area individuata, inoltre, appare assolutamente inadatta ad ospitare un tale impianto e, infatti, di seguito si riportano alcuni passaggi tratti dallo stesso Studio Preliminare Ambientale:
·         “presenza, a distanza di circa 2000 metri nord del sito in analisi, di aree classificate ad elevata vulnerabilità degli acquiferi a causa di formazioni geologiche di elevata permeabilità e a causa della prossimità a sorgenti o gruppi di sorgenti”;
·         “il sito ricade, per area vasta, all’interno delle aree agricole con valore naturalistico e con potenzialità di recupero naturalistico ambientale”;
·         “l’area cade all’interno del paesaggio agricolo di pianura con coltivazioni miste”;
·         “l’area risulta inserita in un sistema di paesaggio agrario (paesaggio agrario di valore) confinata a sud ed a est da aree del paesaggio naturale con vincolo esplicitato nella Tavola B dei beni paesaggistici”;
·         “le aree boschive … prospicienti all’area di studio … vengono tutelate e sottoposte a vincolo”;
·         “il sito ove si prevede la collocazione dell’impianto si trova all’interno del sottobacino del Rio Pioppeto, a confine con il sottobacino ben più importante del fiume Liri il quale costituisce la porzione centrale del bacino dei fiumi Liri – Garigliano”;
·         “l’area risulta collocata in una posizione centrale rispetto al tracciato dei due corsi d’acqua Rio Vernile che scorre a 300 metri Nord e Rio Spalla Bassa che scorre a 600 metri Sud”.
In aggiunta ai possibili e molteplici effetti di inquinamento ambientale dovuti all’impianto, inevitabilmente un’area su cui insiste un impianto di trattamento rifiuti determina nel sentire collettivo dei cittadini una immagine di insalubrità che non si concilia in alcun modo con l’attività agricola e con la produzione di alimenti di qualità.
Per i suddetti motivi è fortissima la preoccupazione che l’autorizzazione all’impianto in oggetto possa determinare un impatto negativo insanabile, non solo per i possibili danni all’ambiente ma soprattutto per i certi ed enormi danni economici che subirebbero gli imprenditori agricoli operanti nell’area, i quali vedrebbero le loro produzioni e le loro attività inevitabilmente compromesse”.

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