CASTAGNE
24 giugno 2011

CASTAGNE

Castanicoltori a Roma per chiedere coerenza e fondi

Si è svolta questa mattina davanti al Ministero dell’Agricoltura la grande manifestazione di Coldiretti a sostegno dei castanicoltori. 150 produttori viterbesi tra le 2000 persone che hanno atteso gli esiti del tavolo tecnico convocato dal Ministro Romani per dar seguito alla risoluzione nazionale che prevede misure di sostegno di carattere fiscale e di indennizzo per le aziende che hanno subìto danni a causa del propagarsi del cinipide, approvata il 22 giugno 2011. Con questo atto il ministero si impegna “a sostenere e valorizzare la castanicoltura, adottando tutte le iniziative necessarie ed opportune, anche attraverso la predisposizione di misure di carattere fiscale o indennitario ovvero consistenti in contributi per il recupero, la manutenzione e la salvaguardia dei castagneti o per il ripristino dei castagneti abbandonati; ad attivarsi affinché le predette iniziative e misure di sostegno possano essere applicate con urgenza, provvedendo tempestivamente all’individuazione, d’intesa con le regioni, dei territori interessati e alla definizione delle modalità e delle procedure di applicazione, anche con riferimento alle competenze dei diversi livelli di governo interessati; a prevedere che ogni misura a sostegno delle colture castanicole sia prioritariamente rivolta ai castagneti infestati dal cinipide del castagno; a promuovere forme di coordinamento presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali tra le università e gli enti di ricerca e sperimentazione, anche sostenendo i progetti già attivati”. Si tratta – sostiene Gabriel Battistelli, direttore della Coldiretti di Viterbo - di un provvedimento che finalmente prende atto di una problematica che da crisi locale è diventata nazionale. Coldiretti al tavolo di questa mattina ha proposto un decalogo per porre rimedio alla grave situazione di crisi delle imprese castanicole italiane nel più breve termine possibile che prevede in sintesi:
1. Un piano di lotta al Cinipide del castagno, coordinato a livello nazionale, con specifiche risorse legate all’allevamento e al lancio del Torymus sinensis, il parassitoide nemico naturale del cinipide essendosi ormai dimostrata inefficace la lotta fitosanitaria.
2. Il rafforzamento delle misure fitosanitarie nazionali, per evitare il verificarsi, di introduzione nel nostro Paese di insetti e malattie pericolose per le nostre produzioni (dal cinipide del castagno, alla batteriosi del kiwi, dal punteruolo rosso delle palme, alla diabrotica del mais o alla tristezza degli agrumi, ecc.)
3. L’aumento dei controlli sul prodotto d’importazione
4. La predisposizione di interventi, a livello nazionale, per risarcire i gravi danni subiti dai produttori, non solo per l’applicazione delle misure di lotta obbligatoria, ma anche per la perdita di prodotto e di reddito attraverso: l’esonero totale o parziale per 12 mesi dal pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali propri e dei lavoratori dipendenti; l’attivazione del “de minimis” per la produzione primaria delle aziende agricole in crisi portandolo da 7.500 Euro a 15.000 euro; l’individuazione all’interno dei Piani di sviluppo rurale, o altri fondi e programmi pubblici, di specifiche azioni volte a ristorare i produttori dai gravi danni provocati dall’emergenza fitosanitaria
5. La predisposizione e l’attivazione di idonee misure creditizie a supporto delle aziende colpite, quali ad esempio la proroga di 24 mesi delle operazioni di credito agrario di esercizio, di miglioramento, ed ordinario, con il concorso pubblico nel pagamento degli interessi delle rate prorogate.
6. La revisione del piano assicurativo nazionale in modo a renderlo compatibile agli interventi di ristoro necessari per il settore.
7. L’avvio di un’attività di ricerca volta a scongiurare, in futuro, il ripetersi di situazioni emergenziali determinate da agenti esterni.
8. L’avvio di una politica formativa che metta il lavoratore al centro di un percorso indispensabile per qualificare la produzione
9. La definizione di una politica di marketing che esalti la qualità del prodotto e che lo valorizzi adeguatamente sul mercato attraverso una chiara e trasparente indicazione dell’origine del prodotto
10. La ripresa dell’azione a livello comunitario per l’inserimento del castagno tra le superfici a frutta in guscio (nocciolo, noce, mandorlo, pistacchio e carrubo), oggetto attualmente di un finanziamento specifico.
Dal punto di vista produttivo l’Italia è il terzo produttore mondiale di castagne, il primo esportatore in termini di valore, il secondo in termini di quantità. Sono valori espressi da oltre 30.000 imprese con più di 100.000 occupati, produzioni da primato che contribuiscono a far conoscere i territori di queste produzioni oltre i propri confini, contribuendo alla reputazione del Made in Italy agro-alimentare nel mondo. La Tuscia con oltre 2000 imprese attive nel settore copre il 30% della produzione regionale e l'8% di quella nazionale, ogni anno vengono raccolti tra i 50mila e i 65mila quintali di castagne e marroni su una superficie coltivata di circa 2.800 ettari. Il 70% della superficie totale è concentrata nei comuni di Canepina (800 ettari), Vallerano e Viterbo (400 ettari ciascuno). In questi territori spesso i prodotti del bosco costituiscono la sola e insostituibile fonte di reddito per molte famiglie rurali che stanno subendo importanti perdite di reddito con il rischio, nel medio periodo, dell’abbandono di ogni attività di cura di tali territori, con evidenze occupazionali, ambientali e sociali, pertanto occorre al più presto dare risposte nella consapevolezza che il problema non può essere considerato solo “un affare dei castanicoltori” ma di tutta la società.

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