EUROPA
13 gennaio 2010

EUROPA

 
  

“La decisione di raddoppiare il contenuto massimo ammissibile di aflatossine tossiche nella frutta secca in commercio nell'Unione Europea mette a rischio la salute dei consumatori e danneggia gli agricoltori nazionali impegnati a garantire la qualità della produzione in Italia, che è leader europea nelle coltivazione di nocciole - è quanto afferma Leonardo Michelini,  Presidente della Coldiretti di  Viterbo-  in riferimento al via libera di fatto del Consiglio Ue alla proposta della Commissione europea, di innalzare i limiti attualmente in vigore in Europa, aprendo la strada all'arrivo in Italia anche delle nocciole turche che si sono distinte proprio per gli elevati livelli di contaminazione”.
Le aflatossine  sono tossine prodotte da alcuni tipi di muffe che possono essere presenti in arachidi, nocciole, mandorle e pistacchi che, secondo gli esperti, hanno effetti potenzialmente cancerogeni.
La Turchia è il più grande produttore mondiale di nocciole (78 per cento) con una nocciola su tre utilizzata dall'industria italiana proveniente da questo Paese. Ma queste importazioni hanno grossi problemi di contaminazione da aflatossine e nei primi nove mesi del 2009 ben 56 partite di nocciole provenienti dalla Turchia sono risultate contaminate in diversi Stati dell'Unione.
“Il consumo di nocciole e di frutta in guscio in generale è rilevante in Italia considerato che – sottolinea Gabriel Battistelli, Direttore della Coldiretti di Viterbo - tale prodotto è presente oltre che nelle note creme alla nocciola anche in biscotti, wafer, merendine, barrette energetiche, muesli e yogurt, che sono entrati a far parte delle abitudini alimentari degli italiani, soprattutto tra i giovani ed i bambini che in virtù anche del loro basso peso corporeo, risultano essere quelli maggiormente esposti”.
“L'aumento dei limiti – continua Battistelli - serve solo a favorire le importazioni di un prodotto di bassa qualità e sicurezza, causando un rischio per i consumatori comunitari e un grave problema per i produttori italiani, che subiscono una concorrenza sleale da parte di Paesi dove, non solo non si applicano pratiche agronomiche corrette, ma si utilizzano fitofarmaci vietati in Europa. E ciò anche perchè non esiste l'obbligo di etichettatura del prodotto trasformato”.
L'Italia è il primo produttore comunitario di nocciole, con 1,1 milione di quintali di prodotto coltivato su 68.000 ettari , seguita dalla Spagna. La produzione è essenzialmente concentrata in quattro regioni: la Campania, il Lazio, la Sicilia e il Piemonte, in zone spesso difficili, collinari, a rischio di dissesto idrogeologico, in cui rappresentano una importante voce dell'economia.
In provincia di Viterbo, abbiamo una  produzione di circa 400.000 quintali e una superficie investita a noccioleto di ettari 17.000.    
La procedura comunitaria prevede che sulla decisione si esprima con proprio parere anche il Parlamento europeo e pertanto - afferma la Coldiretti - l'obiettivo delle forze politiche e di rappresentanza deve essere indirizzato verso una giusta sensibilizzazione degli europarlamentari, perché venga sovvertita una decisione che è pericolosa per i cittadini e negativa per le imprese comunitarie.

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