ORTOFRUTTA
29 agosto 2011

ORTOFRUTTA

Nella settimana piu’ calda dell’estate in Ciociaria sono aumentati del 40 per cento gli acquisti di frutta e verdura rispetto alle precedenti settimane. E’ quanto stima la Coldiretti nel sottolineare tuttavia che solo la metà dei ciociari si difendono dalle alte temperature mangiando sempre sia a pranzo che a cena la frutta fresca. “Mangiare cibi rinfrescanti, ricchi di vitamine e sali minerali è indispensabile – ricorda il direttore della sede di Frosinone , Paolo De Cesare - per non affaticare troppo l'organismo serve frutta e verdura di stagione che aiuta a sconfiggere l'afa di questi giorni e assicura un pieno di salute. L’andamento settimanale non ha salvato comunque le sorti di una stagione particolarmente negativa per la produzione nostrana- spiega ancora De Cesare - le perdite subite dagli agricoltori sono davvero notevoli.  Quest’estate si è allargata senza giustificazioni la forbice dei prezzi della frutta fresca tra produzione e consumo. Una situazione che danneggia gli agricoltori costretti a lavorare in perdita, ma anche i consumatori che potrebbero acquistare maggiori quantità e a condizioni piu’ vantaggiose. Secondo le elaborazioni Coldiretti su dati del servizio Sms consumatori del Ministero delle Politiche Agricole all’inizio di agosto  le pesche gialle sono state pagate agli agricoltori 31 centesimi al chilo, ma ai consumatori costano in media 1,85 euro al chilo con un ricarico del 496 per cento (sei volte) mentre per le nettarine (pesche noci) sono stati riconosciuti in media 34 centesimi ma il prezzo finale sale a 1,95 con un ricarico del 474 per cento (quasi sei volte). Il settore – continua De Cesare – è messo a rischio dal crollo dei compensi riconosciuti a produttori che sono scesi ben al di sotto dei costi di produzione e quasi dimezzati rispetto a dieci anni fa. Gli agricoltori devono vendere 4 chili di pesche per una tazzina di caffè, 10 chili per potersi permettere un bitter e addirittura 15 chili per un pacchetto di sigarette mentre i consumatori devono spesso a rinunciare all’acquisto della frutta per gli altri prezzi di vendita al dettaglio. Le motivazioni della crisi attuale sono congiunturali come l’andamento meteorologico e l’emergenza dell’”Escherichia Coli” che hanno causato il contenimento dei consumi, ma sotto accusa ci sono soprattutto l’inadeguatezza delle normative comunitarie per la prevenzione e la gestione delle crisi di mercato e la distribuzione commerciale che non è riuscita fino ad ora ad arrivare ad offrire prodotti di qualità al giusto grado di maturazione e ad un prezzo equo per produttori e consumatori. Ci vuole una assunzione di responsabilità dell’intera filiera che segua il prodotto da quando esce dall’azienda fino a quando arriva sul banco dei supermercati” perché nella forbice dei prezzi dal campo alla tavola c’è sufficiente spazio per garantire reddito ai produttori e consentire acquisti al giusto prezzo per i consumatori. Dopo la manifestazione di inizio agosto a Roma qualche timido segnale di attenzione ai produttori è arrivato ma è davvero troppo poco per fa sì che le imprese non chiudano e le produzioni restino nei campi.

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